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| Periodo: 13 dicembre - 9 gennaio 2010 |
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| Titolo: Paolo Consorti / Fathi Hassan - African Dream |
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La Galleria Genus è lieta di presentare African Dream, mostra in cui Fathi Hassan e Paolo Consorti mettono a confronto due diverse visioni del continente africano.
Per l’egiziano Fathi Hassan l’Africa è madre, matrice di ogni sogno e di ogni figurare. I suoi simbolismi incarnano una cultura arcaica e raffinata, un respiro profondo che viaggia attraverso leggeri percorsi mentali.
La materia stessa che l’artista africano usa per le sue opere ci trasporta al centro del deserto: la sabbia impiegata per tracciare armoniose decorazioni è l’anima di un autentico sogno africano i cui personaggi appaiono quali proiezioni di un fluire ininterrotto dell’immaginazione.
Fathi Hassan, ha saputo conciliare in maniera colta, le logiche dei linguaggi dell’arte occidentale con un’ispirazione assai libera e pura. Proprio per questa sua capacità di confrontare ed unire culture diverse ha rappresentato l’Egitto alla Biennale di Venezia in “Aperto 88”.
Il sogno africano di Paolo Consorti è una passione coltivata da anni a cui l’artista di tanto in tanto ritorna, attratto dalla forza primigenia dell’Africa.
Il racconto consortiano segue un procedimento inverso a quello di Fathi Hassan, il suo sguardo è ospite e riflette la coscienza del mondo globalizzato.
La sua Africa appare come il sogno di una natura intatta e prepotente, fatta di timbri densi e accecanti seduzioni cromatiche: un’esplorazione dei sensi, che al mistero della profondità unisce la consapevolezza, tutta attuale, di un’impossibile fuga in un mondo lontano.
Consorti è interprete del melting pot planetario che fonde tutti i linguaggi. Così l’Africa non è più sentita quale luogo ameno e appartato, ma come parte di un mondo globale in cui comunicazioni e scambi, alterano il paesaggio del quotidiano, i desideri e i sogni degli individui.
African Dream è un dialogo tra due artisti dal forte bagaglio culturale e con importanti esperienze espositive internazionali. Entrambi sono giunti ad un linguaggio maturo e presentano opere di forte identità. Se diverso è il loro sguardo sull’Africa, ciò che li accomuna è di essere degli outsider, artisti che hanno fondato il loro percorso sulla singolarità del proprio essere e del proprio pensiero.
La mostra sarà visitabile fino al 9 gennaio 2010.
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| Periodo: 22 marzo - 24 aprile 2009 |
| Luogo: |
| Titolo: Ligneus. Opere in legno di Ugo Nespolo, Giosetta Fioroni, Bruno Ceccobelli e Lucio Del Pezzo |
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Fra i materiali più antichi utilizzati nelle forme dell’arte, il legno è per eccellenza la materia, ricca di significati simbolici e religiosi: dalle antiche statue egizie alle sculture lignee che comparvero verso la fine del XII secolo fra Toscana e Campania, dalla pittura su tavola dei Maestri del Rinascimento alla sacralità delle icone, il legno ha accompagnato la storia artistica dell’uomo, che scaturisce sempre da una creatività che è prima di tutto abilità tecnica e artigianale. Un recupero, quello della tradizione del legno, che ha visto anche in epoca attuale importanti artisti impegnati nella realizzazione di opere in legno, attratti dalla tattile fascinazione di questa materia e dalle sperimentazioni continue che da esso potevano scaturire.
La materia, il recupero dei materiali poveri e la loro attualizzazione attraverso un’attenta analisi delle opportunità del riutilizzo e della realizzazione di inedite opere d’arte, è stata al centro dell’attività di numerosi e rivoluzionari movimenti artistici contemporanei. Dalle sculture alle installazioni, alle opere tridimensionali che rivendicavano una propria autonomia sia dalla pittura che dalla scultura, alcune delle più significative esperienze artistiche del secondo Novecento sono nate dalla valutazione di processi di manipolazioni e mutazioni della materia.
In mostra gli intarsi ironici e coloratissimi di Ugo Nespolo, che creano dentro ad ogni opera “un mondo dentro al mondo”; le pitture-oggetto di Lucio Del Pezzo, nei cui assemblaggi sono inserite mensole o scavate concavità che sostengono oggetti geometrici regolari (birilli, uova di legno, bocce, manichini…) in un evidente recupero delle geometrie della pittura metafisica; poi i teatrini in legno di Giosetta Fioroni, ispirati alla rappresentazione di una realtà affabulatoria quale metafora della vita e della sua straordinaria quotidianità. Infine Bruno Ceccobelli, le cui opere si contraddistinguono per lo straordinario accostamento di materiali diversi e per l’atmosfera alchemico-sacrale che da sempre accompagna il suo lavoro: simboli archetipi ed arcaici, numerazioni misteriose, figure ambigue e “profetiche”.
Portatori di quattro stili diversi, pur nelle evidenti assonanze e negli stridenti contrasti, i quattro artisti sono uniti in questa mostra da un unico filo conduttore, il legno, materia universale vissuta come autonoma creazione, come dialogo con il colore e con la forma oppure come reperto di “un’umanità dell’inutile” aprendo, nella sua poliedricità, scenari di riflessione artistica, antropologica, sociale e civile.
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| Periodo: 8 febbraio - 28 febbraio 2009 |
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| Titolo: Croce Taravella - Leaving slowly marks all over the city (Lasciando lentamente marchi in tutta la città) |
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Inaugurazione domenica 8 febbraio 2009 ore 17,30
Dall’8 febbraio al 28 febbraio 2009
La mostra propone una serie di recenti lavori su tela, carta e di interventi su incisioni (monotipi).
In essi il magma fonde i colori e li lascia liberi di appropriarsi dell’immagine architettonica della città. L’azione, vicina all’action painting, modifica la dimensione prospettica rendendola unica.
Il ciclo dei monotipi rappresenta la massima espressione di questo pensiero, l’azione assume la stessa dimensione che la scrittura assume sulla carta filigranata.
Croce rende tangibili le più improbabili possibilità del vedere rendendo la perfezione statica dell’architettura perfettibile dal processo della metamorfosi che si modifica per poi ricomporsi nel punto di incontro tra la condensazione e la dissolvenza della rugiada.
CROCE TARAVELLA è nato nel 1964 a Polizzi Generosa (Palermo). Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo. Attualmente vive e lavora tra il centro maronita di Castellana Sicula (Pa), dove ha il suo atelier, e Roma.
E’ da diversi anni protagonista della rinnovata scena artistica siciliana.
Il suo interesse è rivolto alla sperimentazione, alla manipolazione della materia ed alla progettualità della metamorfosi; indaga il disfacimento e la trasformazione delle cose.
Innumerevoli città estere hanno accolto sue esposizioni: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Brezeng, Bruxelles, Madrid, Mosca, Parigi, Sydney ecc.
Ha realizzato installazioni permanenti nel Tacheles a Berlino, in Cina nel parco Yuzi Paradise, a Mazzarina nel parco d’arte del Kalza.
Ha partecipato alla X Biennale di Architettura a Venezia ed è stato ospitato con una personale in un evento collaterale della 51° Biennale di Venezia.
In qualità di scenografo, ha collaborato in più occasioni con la RAI.
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